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"Non è importante": quando ti abitui a liquidare i tuoi bisogni e desideri.

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  Ci sono giornate in cui trovi spazio per tutto, tranne che per domandarti come stai, poi arriva la sera, ti chiedi quanto sei felice o cosa ti stia dando questa vita e ti dici: «Forse non è poi così importante».  Ma davvero non è importante, oppure hai imparato a vivere così?  Alcune abitudini diventano tanto familiari da non sembrarti più scelte, eppure, riconoscere qualcosa come normale non significa sentirti bene al suo interno. Un comportamento può ripetersi perché offre qualcosa nell’immediato: evitare un confronto, sentirti utile, non deludere un’aspettativa. Dire sempre di sì, per esempio, può risparmiarti il disagio di un rifiuto, ma lasciarti con un impegno che non volevi prendere. Questo non significa che tu abbia sbagliato a impararlo, può essere stato un modo per affrontare una situazione, proteggere un equilibrio, sentirti al sicuro.  Oggi, però, potrebbe chiederti un prezzo diverso: meno energia, meno spazio personale, meno possibilità di riconoscer...

Oltre l'apparenza: farcela non significa stare bene.

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Ci sono giorni in cui la lista delle cose da fare si svuota con una precisione incredibile: sveglia presto, allenamento, e-mail gestite, riunioni portate a termine, spesa fatta, cena pronta. Vista da fuori, è il ritratto perfetto dell’efficienza, una vita ordinata, sotto controllo, che ci farebbe dire: "di successo". ​Poi cala la sera e rimane una sensazione strana: un vuoto profondo, un senso di spossatezza che non si allevia nemmeno dormendo otto ore, o un’ansia strisciante che non riusciamo ad associare a un motivo preciso. ​Il 10 ottobre si è celebrata  la Giornata Mondiale della Salute Mentale, e spesso tendiamo a pensare al malessere psicologico come a qualcosa di visibile, paralizzante, manifestarsi con lacrime o l'impossibilità di alzarsi dal letto. Ma esiste una forma di sofferenza molto più silenziosa e diffusa: quella di chi "ce la fa" comunque. Conosci ​Il mito dell'alto funzionamento (High-functioning)? ​Viviamo in una società che premia la perf...

10 e 15 ottobre: due date che ci ricordano l'importanza del benessere emotivo.

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  Il mese di ottobre racchiude due momenti di profonda riflessione che, solo in apparenza, viaggiano su binari distinti: la Giornata Mondiale della Salute Mentale (10 ottobre) e la Giornata Mondiale della Consapevolezza sul Lutto Perinatale  (15 ottobre). Ottobre è un mese che ci chiede di rallentare, ascoltare e, soprattutto, legittimare. ​A prima vista possono sembrare due temi diversi, ma al centro c’è la stessa identica necessità: rompere il silenzio su ciò che fa male. ​Parlare di salute mentale significa anche fare prevenzione, significa creare una cultura in cui chiedere aiuto non sia un atto di debolezza, ma un gesto di profondo rispetto verso se stessi. ​E cosa c’è di più impattante per la salute mentale del doversi far carico di un dolore che la società tende a rendere "invisibile"? ​Il lutto perinatale è una ferita profonda, spesso sommersa dal senso di solitudine, da frasi di circostanza e dalla fretta collettiva di far finta che nulla sia successo. Ma un dolore a...

Se ti senti smarrito, questo articolo è per te.

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  Ci sono periodi in cui la vita smette di essere leggibile e, anche se  non succede necessariamente qualcosa di grave, semplicemente quello che prima sembrava abbastanza chiaro comincia a sfocarsi. Non sappiamo bene dove stiamo andando, se la scelta che abbiamo fatto è quella giusta, se quello che stiamo costruendo reggerà, se il lavoro, i legami, perfino certe versioni di noi avranno davvero un futuro. E questa condizione oggi sembra quasi normale, perché viviamo in un tempo che cambia continuamente forma  e ci chiede di adattarci, mentre siamo ancora impegnati a capire dove siamo. Guardandomi intorno, vedo che l’incertezza del futuro non riguarda solo il domani, riguarda il modo in cui il presente si è riempito di instabilità: facciamo progetti, ma con una parte di noi che resta sempre pronta a ritirarli e ci immaginiamo avanti, ma con il freno tirato. E allora succede una cosa strana: non soffriamo solo per ciò che accade, ma anche per ciò che potrebbe accadere, ci st...

Questo non funziona!

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Negli ultimi trent'anni la ricerca scientifica ha spazzato via ogni dubbio: la meditazione e le pratiche di consapevolezza producono benefici concreti e misurabili sia sul corpo che sulla mente .  Dalle neuroscienze alla psicologia clinica, i dati parlano chiaro: - A livello cerebrale: aumenta lo spessore della corteccia prefrontale (legata all'attenzione e all'autoregolazione) e riduce l'attività dell'amigdala (il centro della paura e dello stress).  - A livello fisico : riduce i livelli di infiammazione e la pressione arteriosa, migliorando la risposta del sistema immunitario.  Di fronte a tali evidenze scientifiche  non dovremmo avere dubbi o resistenze, eppure lo scetticismo è palpabile e spesso sento dire "Questo non serve a nulla! Non funziona". La Differenza tra Beneficio e Sforzo: la risposta sta nel comprendere un paradosso fondamentale delle mente umana: la distinzione tra l'effetto della pratica e l'atteggiamento con cui ci approcciamo...

Settembre: quel mese in cui i social decidono che dobbiamo redimerci.

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  Fino a una settimana prima c’erano aperitivi, cene lunghe, granite, gelati in spiaggia, orari più morbidi, giornate lente, poi cambia l’aria, il mese e contemporaneamente cambia il linguaggio, la narrazione che ci circonda.  Ecco che cominciano a comparire parole come detox, reset, disciplina, routine (la mia preferita) ripartenza e con loro tornano i consigli per rimettersi in forma, per sgonfiarsi, per rimediare, come se l’estate non fosse stata una stagione da vivere, ma una parentesi, che porta poi a un senso di colpa da correggere. E questa cosa mi colpisce ogni anno, perché dietro questi messaggi, apparentemente innocui, si nasconde spesso un tono più severo: hai esagerato, adesso rimettiti a posto. Io sono una psicologa e sento in me il desiderio di fermarmi a guardare quei fenomeni che sembrano normali e che fanno parte del linguaggio comune, ma che raccontano qualcosa di molto profondo su di noi. E allora le domande di oggi  sono queste: perché ogni v...

Diciamo troppi "Sì": la trappola del pilota automatico e come liberarsene

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Quante volte avresti voluto dire "No" e senza troppe spiegazioni e, invece, hai detto "Sì"?  Imparare a dire di no non è un atto egoistico, ma la forma più alta di rispetto verso noi stessi.  Molti dei nostri "Sì" nascono dal pilota automatico: rispondiamo di impulso alle richieste degli altri, mossi dal timore di delude, dal bisogno di approvazione o, semplicemente, dalla frenesia del momento. E tutto ciò è profondamente umano. Quando diciamo "sì" a qualcosa senza riflettere, stiamo inconsciamente dicendo "no" al nostro tempo, alla nostra energia e alla nostra pace interiore. Inoltre non teniamo conto del fatto che un "sì" forzato genera risentimento, accumula stress e ci allontana dal momento presente. Portare Consapevolezza al momento della scelta. Un aiuto arriva dalla Mindfulness, che ci aiuta a coltivare uno spazio di risposta tra lo stimolo (la richiesta che ti viene fatta) e la risposta (ciò che scegli di fare). In bre...